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Quarto ragionamento ” Riguardo alla risposta difensiva verso Input stressogeni ” del Maestro Simone Iozzi

L’affermazione della specie implica l’insorgenza, nella sua evoluzione, di meccanismi difensivi

sempre più raffinati che la preservino dai continui attacchi provenienti dall’esterno.

L’organismo umano deve pertanto essere in grado, entro certi limiti, di rispondere adeguatamente alle variazioni atmosferiche, di neutralizzare i microrganismi , di eliminare tutte le sostanze diverse al fine di mantenere la propria integrità e individualità.

In termini generali la capacità di risposta difensiva rappresenta il complesso di adeguamenti

biologici e fisiologici mobilitati in presenza di nuove esperienze avverso input stressogeni di varia natura capaci di alterare il normale controllo delle basilari condizioni di vita dell’organismo.

Tale risposta è direttamente rapportabile al significato di omeostasi (da non assimilarlo al concetto di stato eucrasico), i cui concetti fondamentali furono già espressi nel 1800 dal Bernard ripresi poi dal fisiologo statunitense W. B. CANNON nel 1926 introducendo il nozione che il nostro
organismo è un sistema aperto con scambi con l’ esterno, e le sostanze che lo compongono risultano
estremamente instabili. Il fatto che mantengano uno stato omeostatico costante (non fisso), è prova dell’ esistenza di meccanismi equilibratori che ne controllano i volumi.

Infatti, ogni tendenza al mutamento (vedi stato eucrasico) è impedita da un’ accresciuta mobilitazione dei fattori di equilibrio omeostatico tanto maggiore quanto più forte è la propensione difensiva.

Il sistema di regolazione omeostatica risulta composto da un insieme di fattori cooperanti come

sistema polifunzionale di un autocontrollo come feedback negativo (o retroazione) organizzato e

mantenuto da automatismi di regolazione ossia dalla completezza delle attività corporee a carattere

fisiologico.

Simone Iozzi

Terzo ragionamento riguardo lo stato eucrasico interno del Maestro Simone Iozzi

Claude Bernard sottolineò come l’organismo umano sia composto di due ambienti: uno esterno
rappresentato dalla parte strutturale, e uno interno rappresentato dai liquidi extracellulari della componente umorale interna detta, nel nostro caso, stato eucrasico fisiologico di fondo nel quale si trovano tutti gli elementi molecolari e un ambiente fisico (pH, elettrolitico e osmotico), necessari a mantenere il rapporto tra usura e rigenerazione dei vari sostrati che costituiscono l’intero organismo: a patto però che la fitness del quoziente umorale rotei intorno a determinate concentrazioni all’interno di “intervalli di normalità” detti “valori soglia”, con limiti superiori e inferiori.

Ogni varianza al di fuori dall’intervallo di normalità, rappresenta uno “stressor” dando
inizio a risposte adattive aggiuntive da parte dell’organismo onde far rientrare la fitness all’interno dell’intervallo di normalità.

Adeguamento definibile come risposta adattiva attraverso il cambiamento dei flussi umorali a fronte di modifiche nei loro parametri finali’: è un costo adattivo che l’organismo paga per rientrate nello stato eucrasico di fondo.
Nel caso che tale adeguamento risulti insufficiente, l’organismo entra in stato discrasico primario detto fase di allarme; stato tollerato dall’organismo solo per brevi periodi senza produrre alcun rilevante danno organico.

Infatti, la presenza di uno stato discrasico primario l’organismo, a mezzo dei propri automatismi
fisiologici di controllo (funzioni organiche), genera una immediata risposta suppletiva al
cambiamento; una volta rientrato nello stato eucrasico fisiologico, l’ organismo esce dallo stato
discrasico primario.

Quando in presenza di una inefficiente risposta adattiva da parte di uno più automatismi
fisiologici, inizia un iter disbiologico che porta al sovraccarico secondario avviando reazioni a
cascata fino a produrre un incipiente stato da maladattamento eucrasico che può sfociare in una
sindrome da maladattamento corporeo.

Lo stato discrasico primario consegue generalmente abitudini di vita inadeguate, come lo scarso
esercizio fisico, una dieta incongrua, eccesso di fumo, abuso di alcool, ecc. Va da se quanto più tali abitudini vengono protratte, e quanto più precoce è l’età di inizio di questi stili di vita e tanto maggiore sarà il rischio di un sovraccarico discrasico secondario da rappresentare l’input necessario ad una condizione patogenetica incipiente.
Va fatto presente che, mentre gli effetti del carico discrasico primario di per se risultano privi di effetti patogenetici, il sovraccarico discarico secondario può dare inizio ad effetti a cascata il cui epigono è un danno sostratiale e il sintomo ne è l’epifenomeno finale.

L’evoluzione della sindrome da maladattamento corporeo procede tramite sei fasi quali;

a – iniziale scompenso eucrasico da presenza di stressor;

b – attivazione dei servomeccaismi fisiologici di compensazione;

c – se insufficienti si ha assoggettamento agli stressor

d – cui segue il carico discrasico primario;

e – se non risolto da avvio al sovraccarico discrasico secondario

f – conseguente sindrome da maladattamento corporeo.

Immagine in copertina autorizzata: ” water ” di Live art www.live-art.It

Secondo ragionamento riguardo la presenza di uno stato protoplasmatico a cura del Maestro Simone Iozzi.

In uno stato colloidale poli disperso, quale quello che costituisce la componente del protoplasma, si ritrovano sali inorganici, amminoacidi, zuccheri semplici o complessi, piccole molecole, ecc; sostanze fisicamente disciolte nella fase acquosa e quindi determinanti la condizione fisica della sostanza vivente. Inoltre, essendo altamente liofili, hanno forte tendenza ad associarsi alle molecole di acqua della fase disperdente mediante legami di idrogeno e forze di Van der Waals (solvatazione). Fenomeno di notevole importanza in quanto garantisce la stabilità del sistema colloidale protoplasmatico permettendoli una trasformazione reversibile dallo stato di sol a quello di gel.

Il passaggio da una condizione fisica all’altra non avviene casualmente, ma è legato a precise situazioni chimiche, fisiche e metaboliche; dove particolare importanza hanno la temperatura, la pressione, l’osmolarità, il pH, la concentrazione degli elettroliti, il livello energetico del sistema e, in ultima analisi, il grado di attività della cellula.
I colloidi, strutturati in catene proteiche, hanno la possibilità di organizzarsi in un fine reticolo tridimensionale abbinandosi nei punti di incrocio con legami più o meno stabili a formare molecole, alle quali sono ancorate sostanze di natura diversa (enzimi, cofattori, lipidi, metaboliti, ecc.): organizzazione principalmente legata ai processi del metabolismo cellulare, ma che in determinate circostanze possono esercitare sensibili influenze sulla stessa organizzazione reticolare dei colloidi protoplasmatici.

Alla luce delle moderne conoscenze, l’ipotesi che un reticolo macromolecolare possa reversibilmente trasformarsi in un sistema di particelle indipendenti si concilia poco con alcuni aspetti essenziali della fisiologia cellulare, come la regolarità di svolgimento dei processi metabolici e la distribuzione compartimentale del lavoro nelle cellule.

D’altra parte la materia vivente non può essere configurata come uno specifico sistema fisico ma piuttosto come un’organizzazione complessa di cui lo stato colloidale di alcuni componenti rappresenta soltanto un aspetto particolare.

“Primo ragionamento sul sostrato corporeo e la sua normalizzazione funzionale” del Maestro Simone Iozzi

La materia vivente ci si presenta con una enorme varietà di forme e di funzioni indissolubilmente legate. Circa un milione di specie animali e 280000 circa di piante sono attualmente conosciute, e per nessun gruppo l’attuale sistematica è ben lontana dalla completezza.

Ma, pur con questa molteplice diversità, gli organismi viventi posseggono comuni attributi che li riuniscono tra loro, separandoli dal mondo inorganico e, per quanto diversi tra di loro, si distinguono da una pietra o da un campione di specie chimica, quindi tra loro si assomigliano.
Però, anche se immediata l’intuizione di ciò che è vivo, non è facile dare una breve definizione degli attributi biologici comuni all’intero mondo dei viventi poiché, in genere, presentano una conformazione estremamente complessa fin in ogni individuo e nei vari momenti di vita di ogni individuo: e la loro organizzazione deve pur avere una matrice comune, e questa è da ricercarsi nelle caratteristiche morfo funzionali identificabili nella cellula eucariota che presenta una morfologia più o meno ben definita nelle loro diverse forme e una base comune che si ritrova nella cellula. Possiamo dire perciò, che tutti i sostrati organici di fondo sono costituiti da una o più unità cellulari composte ognuna essenzialmente da una massa protoplasmatica contenente il citoplasma e il nucleoplasma. E’ nel citoplasma si compiono incessantemente due ordini di fenomeni opposti, disintegrativi, con liberazione di energia (fenomeni catabolici), o costruttivi o reintegrativi (fenomeni anabolici) con immagazzinamento di energia. La sostanza vivente presenta perciò un continuo ricambio ana – e catabolico: insieme rappresentano il “metabolismo cellulare”.
Inoltre la sostanza vivente, a fronte di input stressogeni, reagisce in determinate maniere, e se lo stimolo non è troppo forte, alla sua cessazione il protoplasma rientra nella condizioni quo ante .

L’irritabilità è una proprietà veramente generale della sostanza vivente? E difficile dirlo, perche è difficile definire il fenomeno. Certamente la risposta è affermativa, se intendiamo interpretare ll fenomeno in senso “dinamico”, anche se risulta oltremodo complicato all’interno di un habitat umorale (ialoplasma o citosol) adeguato specificamente conosciuto come gradiente biochimico o umorale quale quello che l’evoluzione naturale ha prestabilito filologicamente e ontologicamente fin dai primi nucleotidi apparsi sulla Terra.

TRA SALUTE E MALATTIA del Maestro Simone Iozzi

Tutti siamo a conoscenza dei quadri perniciosi classificati dalla patologia la cui distinzione morbosa si fonda, in particolare, sulla presenza di alterazioni funzionali di vario tipo quali quelli che riscontriamo nei differenziati sostrati organici offrendo indicazioni atte riconoscere e classificare le varie malattie abbinabili ad una patogenesi per la quale esse si producono ed evolvono.

Senza entrare in eccessivi particolari di come si giustificano parleremo qui (in fitoterapia Tradizionale Erbosistica) di un loro significato più ampio, ovvero di stato al suo interno riferito al nozione di malattia. Sulle generali possiamo dire che abbiamo due stati certi riguardo al concetto di vita e del suo contrapposto che è la morte. In quest’ordine lo stato di malattia non vi rientra poi che essa continuamente muta ed evolve, quindi è passibile di risoluzione, di cronicizzazione e può condurre allo stato certo che è la morte. Può condurre alla morte ma non è la morte, perciò non considerabile come vita né tanto meno come morte, ma un fatto certo che sta alla vita e può concludersi con la morte.

Per definizione la vita, come stato certo, possiamo ricercarla all’interno di condizioni biologiche possibili e accertabili riassumibili come rappresentazione di un complesso di funzioni organiche che resistono alla morte. Ma specifichiamo meglio questa rappresentazione.

La vita in sé e di per sé è dunque una condizione singolare e caratteristica rappresentata e sostenuta da un insieme di condizioni biologiche che consentono alla materia vivente di alimentarsi, di crescere e di riprodursi. Affinché tali processi (funzioni organiche), abbiano la possibilità di svolgersi adeguatamente occorre la presenza al suo interno di costanti (ovvero di un equilibrato stato umorale come gradiente biochimico e di costanti fisiologiche quali l’osmosi, il pH, l’elettrolitiche): questo per la semplice ragione di garantire il proprio fisiologico procedere onde resistere alla morte che è la cessazione di ogni fenomeno vitale.

In pratica si ammette che la morte si ha quando cessano le funzioni vitali ed in particolare le tre grandi funzioni quali la funzione nervosa, la cardiocircolatoria e la respiratoria. Esse non cessano mai drasticamente (salvo certe condizioni traumatiche), ma gradatamente venendo sostituite da altri fenomeni quali i precadaverici.

La condizione della vita è dunque indissolubilmente legata all’incessante sforzo da parte dell’organismo di resistere alle influenze perniciose di origine endogena o esogena che tendono ad annullarne il fisiologico scorrimento.

Quand’è dunque che inizia la malattia, come essa evolve e come si conclude? E’ difficile dare una risposta esaustiva al quesito al di fuori di una contesto anatomo – patologico certo, come pure è difficile dare una risposta esaustiva al concetto di normalità fisiologica e al suo contrario di anormalità fisiologica. (Normalità, dal latino norma, nella sua comune eccezione significa regola o legge: la malattia, per il suo carattere di anormalità, è una eccezione ed esiste perché vi è la norma)

simone iozzi

PROPREDEUTICA ASPETTI RAGIONATI SULLLA PHYISIS UMANA 1/2 – del Maestro Simone Iozzi

  • Concretizzare l’uomo come microcosmo che racchiude in sé il macrocosmo.
  •  Come fenomeno vivente – forma – corpo – e nuomeno; essenza e psiche.
  • Aspetti interdipendenti che agiscono uno sull’altro.
  • Aspetti di una unità qual è l’individuo umano.
  • Ma è anche figlio della terra madre/matrice di vita.
  • Chi la conosce veramente? giacché in essa agiscono atti conosciuti
  • atti  imponderabili non ancora sufficientemente noti

DIVAGAZIONI E CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

Ogni volta quando osserviamo un organismo vivente, pluricellulare, non finiamo mai di stupirci di quanto

siano ben organizzati tutti i miliardi di cellule che lo compongono e come queste contravvengano al

disordine cui la vita non può sfuggire dalla sua immanenza: come la sua continuità sia strettamente legata

alla capacità di utilizzare materia ed energia che attinge dall’ambiente a suo esterno restituendoli poi sotto

forma di scorie e di calore.

Sappiamo come l’organismo umano viva grazie alle sue cellule, e come queste operano in un incessante

rimaneggiamento dei metaboliti presenti nel loro citoplasma formato da un delicato film liquido

contenente sostanze che conducono alla formazione di altre sostanze e così di seguito fino al prodotto

finale e, nel contempo, di eliminare biossido di carbonio e tutti i prodotti di scarto del proprio metabolismo.

Sappiamo anche che partendo da corpi chimici relativamente semplici la cellula sia in grado di costruire

composti altamente complessi tramite continui rimaneggiamenti sequenziali di scissioni e nuove risintesi

fino al prodotto finale: ovvero a molecole organiche i cui diversi destini biologici sono attribuite le

particolarità di ogni “via metabolica” atte a costituire una estesa rete di canalizzazioni il cui significato

risulta fondamentale per l’esplicazione di vita organica. Inoltre hanno necessità di un quid umorale interno

(citato dal Cannon come milieu interne), caratterizzato dalla presenza acqua, oligoelementi, vitamine, ecc,

la cui omogeneità va soggetta ad un incessante rimaneggiamento in termini di equilibrio dinamico secondo

un copione ontologicamente preordinato.

Sappiamo anche come la sostanza vivente abbia in comune tutta una serie di caratteristiche che

permettono di distinguerla dalla non viva: che possiede una propria individualità, una propria

organizzazione, una propria diversità, tutto intimamente connesso, interconnesso e mediamente

interdipendente tramite una complessa rete di relazioni nella quale tutti gli attributi biologici necessari

alla vita vi sono esplicati e regolati

Una sostanza vivente assoggettata a processi di autocontrollo su avvicendamenti che producono o

riproducono continuamente se stessi nei propri modelli di organizzazione molecolare, in subordine alla

preservazione di reciproche interconnessioni tra i vari cicli metabolici a patto pero che conservino la loro

individualità processuale.

Potremmo chiederci infine se sia opportuna un riflessione sulla individualità processuale dei cicli

metabolici. La risposta è affermativa poiché nei sistemi organici si esplicano in termini di coerenza tra

scissione e risintesi svincolati da una linearità di causa – effetto.

Viene allora spontaneo chiedersi come sia possibile tutto ciò, e il fatto stesso che ci poniamo questa

domanda significa che non diamo ancora una risposta esaustiva, poiché ciò che sottende ai processi vitali

appartiene a cose che non possiamo oggi completamente dimostrare con le nostre attuali conoscenze

In Erboristica è dunque fondamentale l’importanza data al continuo rimaneggiamento della

intercambiabile reciprocità tra le connessioni raffiguranti un sistema di canalizzazione di estese vie

metaboliche tanto da rappresentare, nel loro insieme, un supersistema a circuiti multipli in subordinate al

concetto che tutto agisce su tutto e tutto coordina tutto subordinatamente alla condizione individuale del

momento in atto connessa e necessitata di “sistema finalisticamente organizzato”, legittimandolo (citando

Lamarck) “in forza di una necessità interiore degli organismi viventi secondo i propri bisogni di

appressamento filogenetico ontologicamente definibile come vincolo di sopravvivenza”, trova sostegno

principalmente nella solidale inclinazione a riunire in un comune denominatore recepibile come “sistema

aperto, cellulare, delimitato da un confine selettivo qual è la pelle percorso da flussi” prospettato da Pietro

Omodeo, “nella misura in cui abbraccia incondizionatamente il paradigma riguardo l’ottimizzazione di

“ambienti mutevoli” all’interno della compagine umana concepita come solidale compagine di strutture

caratterizzare da corpi chimici che entrano a farne parte, poiché niente fa parte del nostro organismo che

non dipenda da un incontro tra corpi chimici aggregati tra loro; ed è naturale che sia così perché noi siamo

“relazione tra sostanze diverse”, dove la nostra stessa esistenza è un concerto di “incontri” tra corpi

chimici i quali, aggregandosi dentro di noi, formano e mantengono momento dopo momento il nostro

organismo in un comune accordo convergente verso un unico scopo..Dove i corpi chimici che ne fanno

parte, se studiati separatamente, non hanno in sé l’idea della vita se non quando, aggregandosi all’interno

della cellula, vanno a formare lo stato di fondo dei vari sostrati organici

La sostanza vivente ci si presenta dunque con un ordine, con una forma, o meglio con disegni più o meno

complessi di forme ben definite, sulle quali si impiantano le funzioni: Dobbiamo subito sgombrare il campo

dall’ozioso dilemma, se sia la funzione a creare la struttura, o se preesista un sostrato morfologico su cui si

impiantano poi le funzioni. Forma e funzione son inscindibili, sono i due aspetti cui si presenta un’unica

realtà con facoltà indissolubilmente legate e interdipendenti, che non sono mai caotiche quando le

osserviamo a determinati livelli ai quale corrispondono determinate proprietà chimico – fisiche che, negli

organismi viventi si parla di funzioni, implicando velatamente un certo finalismo o come riconoscimento

obiettivo di una certa coordinazione tra strutture e proprietà tra loro tale da rendere possibile la vita: una

certa forma di vita, coordinata messa a punto filogeneticamente e ontologicamente predeterminata lungo

tutto il suo percorso evolutivo.

E’ sopra questi argomenti che è nata, e si svolge tutt’ora, la discussione tra finalismo e determinismo, tra

Fitoterapia Tradizionale Erboristica e Fitoterapia Clinico Farmaceutica: argomenti che lo scrivente si è

sempre tenuto lontano visto che su questo punto non possiamo disquisire, poiché finalisti e deterministi

non possono diversificarsi, poiché ambedue parlano di funzioni e di organi, apparati e sistemi nei quali

troviamo sempre un elemento microscopico nella struttura della cellula

segue la seconda parte…

COS’E’ L’UOMO IN FITOTERAPIA TRADIZIONALE ERBORISTICA – appunti di lavoro – del Maestro Simone Iozzi

OSSERVAZIONI E CONSIDERAZIONI  PRELIMINARI:

  • Concretizzare l’uomo come microcosmo che racchiude in sé il macrocosmo.
  •  Come fenomeno vivente – forma – corpo – e nuomeno; essenza e psiche.
  • Aspetti interdipendenti che agiscono uno sull’altro.
  • Aspetti di una unità qual è l’individuo umano.
  • Ma è anche figlio della terra madre/matrice di vita.
  • Chi la conosce veramente? giacché in essa agiscono atti conosciuti ed atti  imponderabili non ancora sufficientemente noti

Ogni volta quando osserviamo  un organismo vivente pluricellulare, non finiamo mai di stupirci di quanto siano ben organizzati tutti i miliardi di cellule che lo compongono e  come  queste contravvengano al disordine cui la vita non può sfuggire dalla sua immanenza. Come la sua continuità sia strettamente legata alla capacità di utilizzare materia ed energia che attinge dall’ambiente al suo esterno restituendoli poi sotto forma  di scorie e di calore.

Sappiamo anche come  ogni organismo vivente viva grazie alle sue cellule, e come queste operano in un incessante rimaneggiamento dei metaboliti  presenti nel loro citoplasma formato da un delicato film liquido contenente organuli e sostanze che conducono alla formazione di altre sostanze e così di seguito fino al prodotto finale quali le proteine e, nel contempo, di eliminare biossido di carbonio e tutti i prodotti di scarto del proprio metabolismo.

Sappiamo anche che partendo da corpi chimici relativamente semplici l’organismo sia in grado di costruire composti altamente complessi  tramite  continui rimaneggiamenti sequenziali di scissioni e nuove risintesi fino al prodotto finale: ovvero a molecole organiche  a cui i diversi  destini  sono attribuite le particolarità di ogni singola “via metabolica” fino a costituire una estesa rete di canalizzazioni il cui significato risulta fondamentale per l’esplicazione della vita quale quella che conosciamo.

 Sappiamo anche come la materia vivente abbia in comune tutta una serie di caratteristiche che permettono di  distinguerla dalla  non viva: che possiede una propria individualità, una propria relazionalità, una propria diversità in un tutto intimamente connesso, interconnesso e mediamente interdipendente a mezzo di una  complessa rete di relazioni  tramite la quale,  tutti gli attributi indispensabili alla vita poiché assoggettata a processi di autocontrollo sopra gli avvicendamenti  dei cicli metabolici che producono o riproducono continuamente se stessi nei propri modelli di organizzazione molecolare,  a patto pero che conservino la loro individualità processuale.

 Potremmo  chiederci infine se sia opportuna un riflessione sulla individualità processuale dei cicli metabolici. La risposta è affermativa poiché nei sistemi organici essi si  esplicano in termini di coerenza  tra scissione e risintesi comunque slegati  da una linearità di causa – effetto.

Fondamentale è dunque l’importanza data al  continuo controllo sulle multiformi occorrenze tra i diversi comparti dell’organismo attraverso una efficiente intercambiabile reciprocità tra le connessioni di un sistema di canalizzazione con estese vie reciprocamente comunicanti da rappresentare, nel loro insieme, un supersistema a circuiti multipli assoggettati al nozione del tutto agisce su tutto e tutto coordina il tutto,  in subordine alla condizione di “sistema  finalisticamente organizzato”, legittimato (citando Lamarck) “in forza di una necessità interiore degli organismi viventi secondo i propri bisogni di appressamento filogenetico ontologicamente definibile come vincolo di sopravvivenza”,   trovando sostegno principalmente nella  solidale inclinazione  a riunire in un comune denominatore di  “sistema aperto, cellulare, delimitato da un confine selettivo qual è la pelle percorso da flussi” come prospettato da Pietro Omodeo, “nella misura in cui abbraccia incondizionatamente il paradigma riguardo l’ottimizzazione di “ambienti mutevoli” all’interno della struttura umana concepita come solidale compagine di strutture caratterizzate da corpi chimici che entrano a farne parte,  poiché niente fa parte del nostro organismo che non dipenda da un incontro tra corpi chimici  aggregati tra loro; ed è naturale che sia così perché noi siamo “relazione tra sostanze diverse”, dove la nostra stessa esistenza è un concerto di “incontri” tra  corpi chimici i quali, aggregandosi dentro di noi, formano e mantengono momento dopo momento il nostro organismo in un comune  accordo convergente verso un unico scopo. Dove i corpi chimici che ne fanno parte, se studiati separatamente, non hanno in sé l’idea della vita se non quando,  aggregandosi all’interno della cellula, vanno a formare lo stato di fondo  componente sostratiale dell’organismo.

La sostanza vivente ci si presenta dunque con un ordine, con una forma, o meglio con disegni più o meno complessi di forme ben definite sulle quali si predispongono le funzioni: Dobbiamo subito sgombrare il campo dall’ozioso dilemma, se sia la funzione a creare la struttura, o se preesista un sostrato morfologico su cui  si impiantano poi le funzioni. Forma e funzioni son inscindibili, sono i due aspetti cui ci si presenta un’unica realtà mai caotica quando la osserviamo a determinati livelli  implicante velatamente un certo finalismo connesso alla vita:  una  forma di vita acquisita   lungo tutto il suo  percorso evolutivo.

E’ sopra questi argomenti che è nata, e si svolge tutt’ora, la discussione tra finalismo e  determinismo: argomenti che  lo scrivente si è sempre tenuto lontano visto che su questo punto non possiamo disquisire, poiché finalisti e deterministi parlano ambedue di funzioni e di organi, apparati e sistemi, di condizioni ambientali interne ecc, sulle quali troviamo sempre un elemento microscopico nella struttura della cellula.

 

“L’ Acqua di Melissa una tra le cordiali acque di vita” della D.ssa Carmela Patania

Sin dal primo momento che vidi la boccetta di Acqua di Melissa sullo scaffale, durante il tirocinio, mi son chiesta “ Quale storia intrigante è dissolta in quei pochi ml dato che  riporta in etichetta la dicitura …dei Padri Carmelitani Scalzi”?

Tutto iniziò da questa domanda e capii che ogni preparato erboristico non è solo un prodotto ma è anche un messaggero della propria storia sin dal momento in cui fu formulato sino ai suoi sviluppi ai giorni nostri.

Modificata nei secoli sia la ricetta sia il processo estrattivo per renderla unica di un determinato Convento dei Frati Carmelitani, l’ Acqua di Melissa dei Padri Carmelitani Scalzi è stata un medicamento di pronto intervento considerato alla stregua di panacea contro ogni tipo di malattia… ai giorni nostri diremo “ è di moda “!

Inserita tra le Acque di vita poiché dal punto di vista della tecnica farmaceutica la formulazione dell’ Acqua di Melissa è un alcoolato di melissa composto (prodotto derivante dalla distillazione, dopo macerazione per alcune ore sino a due giorni, nel solvente idroalcolico di piante medicinali fresche) ad oggi è ancora questa la tecnica che si deve usare per cui occorrerebbe accertarsi che la dicitura < acqua > non nasconda un procedimento di semplice soluzione di miscele di olii essenziali in alcool.

“ Durante la preparazione dell’ Acqua di melissa si assiste ad un processo di estrazione nel quale entrano in contatto sin dal primo momento tutte le droghe, quindi interagiscono reciprocamente creando una nuova entità: Estrazione unica. Siamo di fronte ad un processo in cui una nuova esistenza prende vita, in maniera del tutto originale, avente una sua identità ben precisa e finita tale da essere considerata rimedio” Carmelo D’ Amore – ALCH –

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Tutto ha inizio dalla Melissa officinalis L.  pianta mellifera ( Meliphyllon: le sue foglie espandono l’ odore di miele – Dioscoride- ) di antichissima conoscenza e uso da parte dell’ uomo, a riguardo Ildegarda di Bingen scriveva: “  L’ uomo che ne mangia ride volentieri, poiché il suo calore tocca la milza e il suo cuore ne viene rallegrato “ e Avicenna scriveva: “ la melissa dispone la mente e il cuore all’allegria”.

Ma il suo utilizzo non era limitato solo per uso interno, infatti Dioscoride applicava le foglie di Melissa sulle ferite cutanee e Plinio il Vecchio, la raccomandava per arrestare le emorragie.

Quindi questa semplice e umile pianta deteneva già da sola tantissime proprietà grazie al suo fitocomplesso ma i monaci vollero potenziare il suo effetto e ampliarne l’ utilizzo nei vari mali .

La storia intrigata della formulazione dell’ Acqua di Melissa ha solo due punti fermi: l’ origine conventuale della ricetta e i componenti accessori tutti di origine esotica.

Agli inizi ‘600 le farmacie dei monasteri sono molto attive. Le loro preparazioni sono frutti di un’ eredità derivata prima dal mondo arabo e poi dalla cultura medievale ed alchemica rinascimentale. La distillazione non ha segreti e si è in grado di produrre anche in grandi quantità per soddisfare bisogni salutistici di un gran numero di persone che affollano i monasteri.

I primi documenti attestano che l’ Acqua di Melissa sembra venir ideata nella farmacia del convento dei Padri Carmelitani Scalzi in Rue de Vaugirard a Parigi nel 1611 ma sorge un dubbio a riguardo dell’ origine esotica di gran parte dei componenti: scorza di limone, frutti di coriandolo, chiodi di garofano, noce moscata e corteccia di cannella dato che in quel periodo la flotta francese ha più compiti militari che commerciali ed i suoi traffici sono indirizzati specialmente verso le Americhe. Verso l’ Oriente guarda Venezia, e i suoi rapporti di interscambio commerciale della Serenissima.

Oltre ad un documento conservato presso la biblioteca Marciana di Venezia, durante un pranzo un frate carmelitano, si sente male e il Padre Superiore fece subito portare l’ Acqua di Melissa per farlo rinvenire. Se ne deduce che la preparazione era già pronta in convento inoltre ho trovato in un’ operina lieve “ Il caffè di campagna “ composta da Baldassarre Galuppi ( intorno alla metà del ‘700, compositore più completo e di maggiore successo dell’ Italia settentrionale) su libretto di Pietro Chiari, poeta di corte di Francesco III di Modena che recita così “ un po’ d’ acqua di melissa che già sviene il poverino … lo farò resuscitar … oh che gusto da provar “.

Inoltre riporto dall’ Abate Pietro Chiari Bresciano “ tu sei l’ anima mia le mie viscere belle, il mio core il mio fegato , la milza e le budella. Ad un’ occhiata tua che sia tenera e fissa, vo in sugo di viole, vo in acqua di melissa “.

Ma anche il Goldoni la cita nella commedia “Il bugiardo” come «spirito di melissa» poiché viene utilizzata per rianimare, dopo un mancamento, la prota­gonista Rosaura.

Questo vuol dire che il rimedio era di uso comune in particolare per trarre d’impaccio dalla situazione imbarazzante dello svenimento!

Continuando a parlare della formulazione dei Padri Carmelitani Scalzi di Venezia loro utilizzavano sino al 1982 il Dracocephalum moldavicum L. detta << Melissa della moldavia >> o << Melissa turca >> una labiata affine alla melissa ma originaria di una vasta regione detta << altopiano Sarmatico >> poiché il suo profumo era più persistente, infatti si utilizzava in profumeria e liquoreria. Appena la falciata, i monaci subito la distillavano per due volte e poi miscelata agli altri O.E. della formula, questi ultimi in quantità inferiori  rispetto alle altre acque di melissa. Ciò che caratterizza questa acqua di melissa è il colore giallo.

NOTA: E’ da ricordare che i giardinieri italiani nel 1596 la utilizzava per le loro opere floreali grazie al colore dei fiori color azzurro.

Un altro esempio italiano è l’ Acqua di S. Maria della Scala – Che si prepara dai Religiosi Carmelitani Scalzi – dal quale riporto per gentile concessione di Marco Sarandrea le Invenzione e virtù medicinali “ Il pestifero morbo del quale Roma l’ anno 1764 era infestata e che mieteva gran parte dei suoi abitanti, diè impulso ai Farmacisti del Convento a comporre un’ antidoto, che avesse le qualità di preservativo e cura….Essa si compone di varie sostanze corroboranti e carminative scelte nel regno vegetale, molto omogenee perciò all’ economia animale.

Essa rianima le forze vitali ( sincopi, svenimenti, dolori di capo ). Arresta le emorragie di sangue provenienti da debolezza, risana le ferite, calma il dolore dei denti, ottimo dentifricio, sana contusioni, giova per i dolori reumatici e per lo scorbuto. Lo stesso si dica per le morsicature di animali velenosi e per le malattie degli occhi esponendoli all esalazione di questo specifico.

Si usa internamente come disinfettante e preserva da qualsiasi malattia epidemica. E’ di grato profumo per toilette. ( In guardia dalle molteplici imitazioni messe nel commercio da disonesti speculatori ) Chiedere sempre la vera che porta impressa sul flacone: ACQUA DI S. MARIA LA SCALA “.

La formulazione del centro italia è ancora in produzione grazie a Marco Sarandrea che scrive:  “ l’ acqua di melissa veniva prodotta da mio nonno Marco già negli anni ’20 con il nome di “ Acqua spiritosa di Melissa “ ovviamente ispirata nella produzione dal fratello di mio nonno che era un frate cappuccino Padre Paolo da Collepardo, studioso e conoscitore dell’ arte erboristica. Successivamente mio padre Mario riprese a produrla negli anni ’60 ’70  anche perché richiesta da molti monasteri che per carenza di vocazioni non riuscivano più a produrla. Controllando i ricettari di mio padre ho scoperto he non utilizzava una sola ricetta ma molteplici mantenendo invariati circa il 90% degli ingredienti della ricetta classica dei Carmelitani e cambiando a piacimento il resto degli ingredienti quasi a volerla renderla inimitabile. In sostanza penso comunque che la ricetta di riferimento sia quella della farmacia dei Carmelitani della Scala di Roma detta “ acqua di melissa antisterica “, denominazione singolare come se fosse ad uso esclusivo delle donne. Alla domanda “ perché produrla ancora “ poiché è un prodotto erboristico dell’ erboristeria tradizionale europea che va mantenuta e protetta ma soprattutto divulgata perché è efficace “.

Esempi di impiego del prodotto:

  1. antisettico, il contenuto alcolico si aggira intorno il 60-70%  per la disinfezione della pelle, ferite, scottature, acne, micosi, dermatiti in generale.
  2. Svenimenti, capogiri, raffreddore, shock emotivi: qualche goccia sul fazzoletto e far fiutare, bagnare le narici, frizionare la fronte.

3.  Disturbi di stomaco: un cucchiaino con un po’ d’acqua o caffé, o alcune gocce su una zolletta di zucchero da succhiare lentamente il prodotto o semplicemente frizionando sullo stomaco ( nausee e indigestioni )

4.  Mal di denti: poche gocce in bocca o inzuppare un po’ di cotone o un fazzoletto e accostarlo alla zona dolente.

5. Mal di testa, stress, vertigini, emozioni e insonnia: versarne sulla mano, inumidire fronte e tempia.

6. Infiammazioni della bocca e della gola: 10/15 gocce in un bicchiere con poca acqua e fare gargarismi, sciacqui 3 o 4 volte al giorno.

7. Infiammazioni respiratorie: alcune gocce in bocca su una zolletta di zucchero in poca acqua 2 o 3 volte al giorno.

8. Infiammazioni di pelle e scottature: strofinare varie volte con un batuffolo di cotone inumidito di alcune gocce.

9. Forfora e caduta dei capelli: frizionare i capelli con un po’ di gocce dopo lo shampoo e prima di sciacquarli.

10. Punture d’insetti: massaggi.

11. Per la preparazione di tisane e soluzioni: dopo un pasto abbondante e frettoloso aggiungere un cucchiaio del prodotto in poca acqua calda.

12. Nei disturbi digestivi specialmente legati all’ emotività, stress e indigestione legati ai pasti frettolosi e non rilassati: versare 2 cucchiaini da caffè di acqua di melissa in un bicchiere di acqua molto calda e bere a piccoli sorsi.

Alcune Ricette:

ALCOOLITO COMPOSTO, DI GRATO PROFUMO E SPECIALI VIRTU’ TERAPEUTICHE

Concilia il sonno ed è indicatissimo negli esaurimenti nervosi e in tutti gli stati di ipereccitabilità ( nervosismo )

Ricetta:

foglie di melissa appena raccolte 1 libbra

lauro bacche 1 oncia

cumino semi 1 oncia

mirra 1 oncia

castorei 2 dracme

vino bianco 2 decime di libbra

dopo una sufficiente digestione distillare sino a dimezzarne il volume

Acqua di Melissa dei Carmelitani della Rue de Vaugirard:

melissa, limone scorze, coriandolo frutti, cannella corteccia, calamo aromatico rizoma, acqua 1L, alcool a 80° 2L. ad oggi l acqua di melissa prodotta ha in etichetta: melissa, chiodi di garofano, crescione, coriandolo, noce moscata, limone e cannella.

Acqua di Melissa dei Padri Carmelitani Scalzi di Venezia:

non si conosce la formula ma viene indicato come componente fondamentale Dracocephalum moldavicum L. il cui olio essenziale distillato due volte comparirebbe nella proporzione del 0,750% mentre il restante è dato da una miscela di olii essenziali di cedro, garofano e cannella.

Acqua di Melissa o Spirito dei Carmelitani del Ricettario Fiorentino 

edito a Venezia nel 1802:

Melissa colta di recente una libbra e mezzo, cedro scorze 4 once, coriandoli semi 8 once, noci moscate, garofani, cannella ana 2 once, radici di angelica once 1, spirito di vino rettificato libre 8- Acqua di melissa semplice libre 2. Si tagliano le erbe, s’ acciacchino le droghe secche, e si tenghino infuse nei fluidi sopradescritti per ore 24 e di poi a bagnomaria si stilli libbre 7 di fluido.

Alcool con melissa composto Della Farmacopea del dottor Campana 1832 che lui chiama Acqua di melissa spiritosa:

pianta fresca di melissa 2 libbre, scorze di limone fresche, once quattro, noci moscate once due, coriandoli, once otto, cannella – garofani di ciascuna mezz’ oncia, angelica un’ oncia, alcool libbre 10. Mescola e tieni in digestione per tre giorni e poi stilla a bagno maria , per ottenere libbre dieci di fluido, il quale rettificherai con nuova distillazione.

Farmacopea Ufficiale del Regno di Italia 6° ed. 1940

SPIRITUS MELISSAE COMPOSITUS

ALCOOLATO DI MELISSA COMPOSTO

Acqua spiritosa di melissa – Spirito di melissa

foglie di melissa 50parti

buccia di limone 40parti

noce moscata  20parti

cannella 10 parti

garofano 10 parti

alcool di 60° 1200 parti

si facciano macerare per 24 ore, nell’ alcool, le droghe opportunamente preparate: si coli il ricavato si distilli su bagno maria per ottenere 800 parti di prodotto.

Liquido limpido, senza colore, fortemente aromatico.

Preparazione semplice di Pierre Lieutaghi: 

Melissa foglie 120g, Limone scorza fresca, Noce moscata, Coriandolo di ciascuno once una, garofano chiodi, Cannella di ciascuna 15g, alcool a 50° 2L. Far macerare in recipiente coperto e a fuoco dolce ( mite temperatura) per otto giorni. Dopo filtrare e conservare ben chiuso in flaconi da 100ml.

 

Ecco la nostra piccola, amata e profumata Acqua di Melissa, un rimedio erboristico tradizionale nel quale è impressa tutta la nostra storia sia politica sia spirituale e la flora mediterranea. Una piccola boccetta dalle mille virtù da poter indicare nei disturbi che la vita moderna, attraverso i suoi ritmi frenetici, crea nel nostro organismo, in primis le gastralgie poiché non si mangia seduti e in silenzio con gli altri commensali e neanche si ha il tempo per masticare.